Nascita di un diario dalle sorti incerte

21 09 2009

Ok, adesso basta. Visto che non sono in grado di selezionare i pensieri più importanti e le considerazioni interessanti da pubblicare con una decente regolarità, ho deciso che PROVERO’ a usare queste pagine, peraltro completamente ignorate dal resto del mondo, per mettere ordine nella mia vita senza né capo né coda. Cercherò di scrivere OGNI GIORNO, anche in modo telegrafico, ma tutti i giorni, in modo da ricordarmi le cose, i miei passaggi di stato, gli slittamenti di umore, le depressioni infrasettimanali e le manie stagionali.
C’è un grosso problema però: ovviamente, rotolando nella mia sacca di banalità, ho pensato che il momento ideale per buttare giù le mie quattro righe di cazzate giornaliere dovrebbe essere la sera, come dire la preghierina. Ma se da bambina le violenze psicologiche del catechismo mi avevano portata a pensare che non sarei mai scampata all’inferno se non avessi regolarmente recitato 1 PadreNostro, 2 AveMaria, 1 AttoDiDolore, 5 L’EternoRiposo, OGNI SERA prima di addormentarmi, oggi la mia (presunta) emancipazione da quei dolorossissimi pungoli della coscienza e l’indipendenza dal Sacro Verbo che questo ‘diario’ sembra proporsi di mantenere, mi rendono totalmente incapace di rispettare una scadenza tanto precisa: alla sera stacco la spina, mi lobotomizzo, al limite riesco a guardare tre quarti di episodio di StarTrek prima di crollare. Difficile prevedere la possibilità di scrivere con regolarità in un momento simile della giornata. Da ciò una decisione che è un po’ anche la storia della mia vita: scriverò un po’ quando cazzo mi viene in mente, sarà il destino a decidere.
Direi che è il caso di cominciare subito: non si sa mai cosa potrebbe succedere se usassi questo post come introduzione e dovessi pubblicarlo e poi aprirne un altro con il primo diario. Potrei perdermi per strada. Quindi cominciamo.
Adesso è mezzogiorno di lunedì e potrei raccontare della domenica senza-far-niente appena trascorsa: Amore e morbidezze, colazione ricca alle 11.40, inscimmiamento mai visto su HalfLife2, episodio 2: il DoxAmore gioca tanto bene che mi sembrava di essere dentro un film interattivo, con tanto di colpi di scena e un sacco di suspance. Abbiamo quasi finito il gioco prima del pranzo a base di pasta al tonno, alle 17.00 circa. Poi giri su internet, ispirazioni per il lavoro delle sfilate ormai alle porte da fantastici blog di streetStyle come http://stockholmstreetstyle.feber.se, scoperta la fantstica marca di scarpe Vagabond (http://www.vagabond.com/), che però naturalmente in Italia non esiste neanche farsele arrivare. Un paio di episodi di Star Trek (siamo quasi alla fine dell’ultima serie… non potrò più vivere senza Picard.. si preannuncia una grossa depressione da inizio anno) e tanti tanti baci al musetto mio carino che qualche giorno gli stacco una guancia in un raptus di possesso.

DIGRESSIONE: sabato sera sono uscita con Andre e Vit, o meglio sono andata fino al loro meravgilioso loft in zona Tortona che non avevo mai visto, mi sono estasiata per lo stile del posto, il loro, per il loro guardaroba, che costituisce praticamente l’unico arredamento della casa: praticamente un negozio di abbigliamento alternativo e di super tendenza. Naturalmente, visto che c’ero anche io, per una volta, la serata è andata tutta storta, una merda. Così, restando lucida e calma a dispetto delle apettative, ho avuto modo, osservando il compulsivo guardarsi allo specchio di Andre, la tristezza di Matteino, gli sguardi interrogativi della Vit, di ripassare una grande verità che a volte mi sembra banale e tendo a dimenticare: il più grande tesoro che ho è un ragazzo posato e tranquillo, dolce e forte, che mi ascolta e sopporta i miei sbalzi di umore, non capisce una minchia di moda, ma sa essere creativo e fuori dagli schemi, anche se a volte mi sembra troppo prudente. Vive in una casa che mi sta un po’ sul culo e non in un loft superstiloso, ma quanto mi mancavano la sua camera e i suoi baci, i nostri momenti di quiete, calore, amore davvero. Dopo un’ora nel loft, mentre si cominciava a presagire il fallimento della serata, non vedevo l’ora di tronare a casa, da Lui.

Nel frattempo, dopo un’accesa discussione per la scelta tra cinese, pizza del kebabbaro e pizza di Tipico, si è finito per chiamare quest’ultimo commerciante di sbobba calorica a domicilio. Finito completamente Half Life, tanto per digerire. E poi di nuovo sul letto, il vero protagonista della giornata, e un po’ di quegli abbracci e sguardi che mi fanno ringraziare in silenzio l’Universo, per avermi concesso di averti con me e di essere con te, non importa il dove e il come.

Questa mattina eri stropicciato e più carino del solito. Mi hai baciata sulla bocca mentre ancora dormivo. I risvegli con te sono sempre una festa. Ogni singola mattina.

La mia mattinata, dopo che tu sei uscito per andare in ufficio, si è rivelata molto proficua: ordine dal sito di TopShop, trovate le scarpe che spero mi salveranno i piedi dalla consunzione delle scale della metro di Parigi: adorabili, soprattutto il prezzo + occhiali da sole che SE mi staranno bene saranno una bomba, un inno antimascherina di cui il mondo ha bisogno + vestituccio copriculo da leggins con borchiatura un po’ rock, tanto per cambiare nero, che uno in più non fa mai male. Davvero un bottino soddisfacente, speriamo arrivi tutto senza problemi e mi stia tutto da dio, come sempre d’altra parte.

Adesso FAME.





Tu, mio uomo, mia donna

5 06 2009

Forse perchè è la parte di me che vedo riflessa in te, forse perchè come ogni donna amo la feminilità che c’è in ogni uomo e amo le donne.

Tu sei il mi uomo, che mi sostiene, che mi trattiene, che mi prende e a volte mi domina.

Adoro lasciarmi dominare da te, lasciare che la mia debolezza si abbandoni alle tua braccia forti e si illanguidisca sul tuo torace di maschio. Mi sciolgo quando prendi tu l’iniziativa, quando mi cerchi, quando mi salvi. E so bene quanto tu ne sia capace.

Ma anche quando sei tu ad essere debole, quando chiedi aiuto, quando ti ferisco e mi odio, quando ti vedo smarrito e indifeso, impazzisco per te. Per la tua parte femminile, quella sensibile, quella delicata come un fiore, quella che ha bisogno di attenzioni di cure di amore tenero.

Sei la mia Rosa, il mio giardino lussureggiante e pieno di segreti da scoprire, custodire, coltivare.

Ti amerei anche se fossi una donna.

Ti amerei in qualunque vita possibile.





Noi

27 05 2009

Noi.

Solo noi e una vita da costruire insieme.

Una casa da cui si vede il mare e l’orto da coltivare.

Svegliarmi e fare il caffè e chiederti cose che non ho capito. Sapere che in un modo o nell’altro saprai spiegarmele coma mai nessuno.

Guardarti, intorno a me, dentro di me, nella mia vita. Rinascere per ogni tuo sorriso e commuovermi per ogni tuo gesto, per ogni cosa che dici.

La nostra vita.

Non avere più paura di essere sola.

Smettere di combattere per cose di cui non vedo il valore e sapere che Noi è la cosa giusta.





A casa da sola

8 07 2008

Stare a casa da sola. Crogiolarmi in me stessa e nel mio universo personalissimo. Cucinare il pesce e ringraziarlo di essersi sacrificato per il mio nutrimento.

Nessuno mi vede mentre lo accarezzo, lavandolo del suo sangue e degli ultimi residui di budella. La pelle è liscia, viscida (le squame sono state raschiate via dalla pescivendola della Conad) e sorprendentemente piacevole al tatto. Quella piccola vita sta per diventare parte della mia, sto per appropriarmi della sua forza. Lo ringrazio e lo amo, e mi maledico per tutte le volte che non ho rispettato il cibo.

La pratica del nutrimento è uno dei pochi, atavici rituali che ancora ci mantengono legati alle nostre radici selvagge, le più vitali.

Ascoltare musica a letto, scrivendo. E’ quasi un ritrovar me stessa. Osservo compiaciuta la nuova scrivania, ricavata dalle zampe del tavolo di una Singer del 1910 (con il pedale e la ruota che gira!) e una lastra di ardesia. Peccato manchi la macchina da cucire vare e propria… ma è solo un dettaglio. Mi lascio sedurre dai tanghi dei Gotan Project. Ritmo incalzante ma lento come le onde del mare, melodie intense e dense come miele che cola. Sesso allo stato puro.

Lascio la musica scorrermi dentro. Lascio che mi riporti all’amore con te. Mi sciolgo al tuo tocco, ti lascio prendermi come questo tango che mi accarezza dall’interno. Sento La carne bagnarsi e le membra inturgidirsi. Ti sento, ti voglio in questo ritmo che sfacciatamente mi conduce. Voglio sentirti gemere di piacere al tocco delle mie labbra. Voglio stringerti fino a che non potrai più fare a meno delle mie coscie. Voglio danzare con te, ritmo di lingue bollenti e sudore di pelle, di lente carezze e colpi agoniati, come le maree inarginabili che levigano scogli, io scoglio ti accolgo ti incateno di te mi circondo. Piano… ancora un po’… guardami… sono tua.

L’istinto sessuale è un altro impulso primordiale superstite, che resta a tenerci vivi.

Spegnere la luce e rotolarmi nel lettone, tutto per me.

Sorridere addormentendomi, sapere che ora posso scegliermi qualsiasi amante con cui condividere questa notte solitaria.

Oppure seppellirli tutti e tornare bambina.





Con te che non esisti

4 07 2008

Passare a prenderti in via Milano, il Duomo fresco nell’aria del mattino e Piazza della Repubblica quasi pulita. Tu sotto casa in infradito e braghette. Che carino. Lasciare insieme l’elegante signora, con un saluto affettuoso. Viaggiare ascoltando i tuoi ragionamenti e discutendoli solo per farti parlare ancora un po’. Arrivare e farti entrare nel mio mondo parallelo, invitarti nella mia infanzia e nel mio wonderland privato.

Spiaggia poco affollata. Oppure gli scogli bianchi dove mi sono sentita sirena, non asciutta. Farti vedere quanto nuoto bene, giocare. La tua pelle al sole si scalda e profuma di sale. Pelle bollente, baci salati, abbracci bagnati. Occhi negli occhi e riverbero a illuminare gli sguardi. Goccie di luce sulle tue labbra, perle di sale da offrirti sul collo. Caldo di sole, brividi sottili di acqua che evapora dalla pelle. Brividi caldi di corpi vicini, quasi nudi nella luce abbacinante.

Con te, suona così romantico.

Ma parto da sola e farò l’amore col mare…





Giorno libero?

4 07 2008

Progetto consegnato, lavoro quasi finito. O bene o male, scadenza rispettata. Profumo di libertà. Profumo di mare. La sirena asciutta torna a casa.

E’ sempre strano come non riesca a godermi l’agoniata libertà, una volta che la ottengo. A un impegno ne subentra sempre un altro, più o meno piacevole che sia.





Running in circle

2 07 2008

Non è che mi sono rotta un braccio o mi è venuta l’influenza. L’ho fatto io. Così, senza controllo. E come posso dire in giro di essere malata?

Da un biscotto al cesso il passo è sempre più breve di quanto mi aspetti. Ogni volta comincio che è solo un biscotto, e chissenefrega. Poi il biscotto prende il sopravvento. Latte per pucciare, magico liquido che inzuppa e ammorbidisce. Biscotti tuffati a due a due, tre a tre. Merendine, cereali, crostatine. Inzuppate, ammollate, amalgamate. Sono già vomito mentre ancora le sto buttando giù. Perchè se non sono vomito, sono già di troppo sui fianchi, sul culo, sull’ombelico. Morbido dolce si scoglie sulla lingua il pastone schifoso. Lo odio e non posso farne a meno. Potrei smettere ma non smetto. Morbido e dolce mi impasta la bocca, la gola, lo stomaco. Quasi lo sento gonfiarmi già le coscie. Corpo estraneo imbottisce un altro corpo estraneo. Tuffato nel latte, ingoio senza masticare. In fretta. Più in fretta è, meglio è. Prima finisco di ingerire, prima riuscirò ad eliminare. Prima elimino, meno assimilo. Morbido e dolce, senza pretese. Liscio e consolante, senza impegno. Piacere facile, senza pensieri. Facile da controllare. Può tornare indietro. Il tempo mi sfugge, la vita è una linea percorribile in una sola direzione. Ma i biscotti inzuppati, loro si, posso farli tornare indietro. Posso sbattermene delle conseguenze, posso evitarle. Le altre conseguenze non contano di fronte a questo potere. E poi, succede solo ogni tanto. Morbido e dolce, ancora un po’, ancora un bicchiere, ancora qualche boccone…

Nausea. Basta con questa merda. Adesso va cacciata fuori. Non mi appartiene, non la voglio dentro di me. Sono una stronza. E’ un errore rimediabile. Non posso disfarmi di me stessa, ma di questo posso disfarmi eccome.

La tazza del cesso mi accoglie sempre, docile e asettica nel suo muto sbadiglio. Non fa commenti, non allude, mi lascia fare. Scrosciano il latte e i biscotti, si schiantano annientati il cioccolato, le crostatine, le brioches e il gelato. Non sono poi così diversi da prima. Prima di essermi passati dentro, solo per un momento. Non possono aver fatto troppo danno. Ancora un po’. So che non è tutto qui. Le contrazioni sono un sottile piacere, mentre sale il senso di euforica leggerezza. L’odore è orrendo, aiuta a continuare. Ogni scroscio nel cesso è una frustata liberatoria. Ogni crampo allo stomaco una giusta punizione, un incentivo a non farlo mai più. Ogni bolo orrendo che va ad imbrattare la tazza è un corpo estraneo in meno dentro lo stomaco. Il dito in gola graffia e preme, alleato. Un po’più a fondo, puoi fare di più. Come sei riuscita a rimpinzarti come una porca, devi riuscire a svuotarti.

Mi fermo solo quando vedo comparire tracce dell’insalata del pranzo. Quella era sana, pulita, magra, non voglio espellerla. Ma forse ormai si è mischiata al resto, forse ormai è meglio svuotare tutto del tutto.

Pulita. Vuota. Controllata.

Non vanno lasciate tracce. Mai. I denti non vanno lavati subito, per non spalmare i succhi gastrici e la bile. Le mani si, si possono lavare, per togliere l’odore e gli eventuali residui. Allo specchio gli occhi rossi e lacrimosi mi implorano di fermarmi. Di profilo il ventre svuotato è piacevolmente verticale. Va bene, ora posso fermarmi. E’ tutto finito, solo da dimenticare. Una breve parentesi buia e segreta. Se nessuno assiste all’evento, è come se l’evento non avesse mai avuto luogo… no? Quasi come niente fosse successo.

Se solo lo stomaco a pezzi non mi facesse già presagire una nuova Fame…





Autostima e buoni propositi

30 06 2008

E dopo una giornata sprecata, può succedere che venga una serata costruttiva.

Ti trovi nel locale dove hai fatto aperitivo duemila volte. Ci trovi le stesse persone di sempre, gli amici belli da vedere, ma che neanche ti sogni di mettere alla prova in caso di bisogno.

Ti trovi ad un tavolo che non è il loro, con un uomo, un uomo degno di questo nome. E mentre cerchi di darti un tono, per essere una donna all’altezza di un uomo degno di questo nome, scopri che ti sta trattando come una persona (come dice lui) e che dopotutto non c’è bisogno di darsi troppo tono per essere all’altezza. Basta tirare giù le cortine di fumo (come dice lui). Non è questione di essere all’altezza, solo di rinunciare alla bassezza.

Ti trovi a cercare di fargli vedere chi sei, ma non lo sai neanche tu, forse perchè hai sempre cercato di scoprirlo nel modo sbagliato. Ti piace piacergli, anche se non sei sicura che quello che gli piaccia sia la vera te. Vorresti piacerti almeno quanto piaci a lui. Cosa che in parte accade, ma solo di riflesso. Riflesso di lui in te, di te in lui e vicevrsa in un interminabile palleggio che ti allontana sempre di più dallo stato originario. Cerchi di metterti a nudo, di metterti in gioco. O forse no. Forse stai solo cercando conferme. Fingi che i tuoi problemi nascano da stupidi complessi estetici per sentirti dire quanto siano infondati.

Macchè. Sai benissimo di non essere bruttina. Anche se quando ti guardi in foto o allo specchio vorresti, nella maggior parte dei casi, letteralmente affettare quel corpo imperfetto in vari punti, vedi spesso delle allusioni alla bellezza nella tua immagine, nelle tue movenze ed espressioni. Se non ti scannerizzi troppo impietosamente, nell’insieme, non vedi pechè un uomo ti dovrebbe rifiutare a priori. E poi si sa che l’aspetto fisico è sempre un fattore assolutamente secondario nelle relazioni in genere. Al limite lo stile, che parla di te, può essere un codice utilizzabile. Ma sull’opera di Madre Natura è stupido discutere.

La verità è che non sono le attenzioni degli uomini, a mancarti. Gli uomini non sono neanche a metà della tua infinita lista di cose di cui preoccuparsi. Non è il tuo aspetto a farti sentire sempre inadeguata, o almeno non solo quello.

Sai benissimo che i problemi sono ben altri. Più difficili da capire e da affrontare.

In realtà lo stimi tanto da pensare chel lui, comunque, capisca di cosa stai parlando.





Gironate sprecate

30 06 2008

Ci sono questi giorni in cui non riesco a combinare niente. Ma proprio niente. Al limite mi invento di aprire un blog, inutile. Ciondolo per la casa tutto il giorno. Vagolo per la rete cercando e spiando cose e persone di dubbio interesse. Mangio schfezze. Le vomito. Comincio a guardare un film. Lo fermo prima della fine del primo tempo. Devo studiare, ci provo, non ci capisco una mazza. Fa caldo. Faccio una doccia, senza sapone, giusto per rinfrescarmi. Torno davanti al computer e riprovo a studiare, continuo a non capirci una mazza. Ciò che dovrei impegnarmi a fare è assolutamente privo di significato per me. Mangio altre schifezze. Non capisco perchè dovrei spendere tempo ed energie su questo progettino inutile. Ma che cazzo siamo alle medie? Controllo il sito del tipo che mi ha scopata ormai dieci giorni fa, che è partito per lavoro e non vuole che gli chieda ‘Quando torni?’. Si, mi sa che siamo alle medie. Fa delle belle foto, lo stronzo. Fa finta di non andarne troppo fiero, ma in realtà è tronfio come un tacchino. Delle sue foto e della sua vita. Programmo di non farmi trovare in città, quando tornerà, così impara a dirmi che gli sto facendo le domande sbagliate. Torno su dreamweaver per il progetto d’esame. Ma chi lo ha fatto? Fa caldo. Sudo. Un’altra doccia. E’ l’ora dell’aperitivo ormai. Esco. Fanculo.





Chi? Io??

30 06 2008

Lo sto facendo per davvero. Anzi, l’ho già fatto. Tecnicamente questo blog è già aperto, esiste, è una creatura ancora informe, indifesa e balbettante, ma a tutti gli effetti, viva.

Da oggi, io che non sono mai riuscita a far sopravvivere nemmeno una rachitica piantina di basilico in un angolo della cucina, mi azzardo a partorire e crescere un’estensione di me stessa, che con ogni probabilità mi sfuggirà di mano. Chissà in cosa si evolverà. Chissà se sarò una buona mamma o se lo lascierò morire per una distrazione. Poco importa, per ora.

Non so esattamente perchè lo faccio, soprattutto non vedo la ragione per cui io debba trovare un motivo. Mi è venuta voglia di scrivere. Non ho le palle per scivere il libro che tengo in un cassetto del cervello da sempre, la storia è incompleta e insulsa. Non ho la costanza ne la voglia di tenere un diario e tanto meno mi interessa il resoconto delle mie proprie giornate fine a se stesso. Non ho neanche niente di particolare da dire al mondo, che il mondo già non sappia. Ho solo voglia di scrivere. Saltuariamente. Senza scopo. Forse per fare un po’ d’ordine. Per costringermi a riflettere.